ItaliaOggi del 15 Gennaio 2009
Cedendo l’Unità a Soru
Veltroni gli si è arreso
Di Pierluigi Magnaschi
L’Unità, già organo del Pci-Pds-Ds e oggi del Pd, a mezzadria con il più smilzo “Europa” già (e forse ancora) organo della Margherita, è finito nelle mani di Renato Soru, fondatore di Tiscali, presidente dimissionario della Regione Sardegna e adesso ricandidato alla medesima carica. L’Unità gli è stata consegnata da Veltroni con la sua dote di 43 milioni di contributi pubblici anche se Soru ha già detto che ne farà a meno. Vedremo. Insomma, Veltroni ha consegnato a Soru l’arma (il giornale del partito) con la quale Soru lo cucinerà a fuoco lento (una specialità sarda). Forse solo a Veltroni è sfuggito che Soru ha fatto allenamento politico alla presidenza della Regione Sardegna. Ma non intende fermarsi lì. Nonostante le sue dichiarazioni, l’isola gli va stretta. Per dimostrare la sua determinazione anti-partito, basti analizzare come si è concluso il braccio di ferro di Soru in Regione con la componente diessina del suo consiglio. Soru, per sanare il dissenso e ristabilire la sua leadership assoluta, non solo li ha mandati a casa tutti, dimettendosi, e provocando cosi le elezioni anticipate, ma lo ha fatto in modo da castigare pubblicamente sia i diessini eletti nella Regione, che l’emissario mandato in fretta e furia da Walter Veltroni, a Cagliari, per calmare le acque cioè Maurizio Migliavacca che non è parlamentare qualunque ma che rappresenta il Mazzarino del partito, l’uomo che riesce a sciogliere i nodi del partito più aggrovigliati. Migliavacca, per lavare l’offesa che Soru riteneva di aver ricevuto dai consiglieri del suo partito che non volevano seguirlo docilmente come delle pecore del Gennargentu, era riuscito nell’impresa disperata di far firmare, ai dissidenti sardi, una lettera in cui, in sostanza, si dichiaravano pentiti di aver disturbato il loro presidente-manovratore e si impegnavano a non farlo mai più. Migliavacca era euforico per il clamoroso risultato raggiunto. Clamoroso anche perché, adesso, i pacificatori del Pd mandati in periferia, vengono, di solito, presi a pomodorate dai pd locali e rinviati alla casella d’origine. Ma Migliavacca non aveva ancora stappato una bottiglia che Soru faceva sapere, via agenzia, che la mediazione non gli bastava e che quindi la legislatura sarda si fermava lì, sbertucciando così, sia i consiglieri Pd che pure avevano messo la coda fra le gambe, che il Mazzarino di Veltroni che si era esposto per nulla. Certo, per fare il salto di qualità, Soru dovrà adesso vincere le elezioni in Sardegna. Ma Giampaolo Pansa, che lo conosce bene, ha già previsto che “se Soru vincerà le elezioni, dirà che il merito è suo. Se le perderà, sarà colpa di Veltroni”.
www.loccidentale.it del 15 Gennaio 2009
L’Unità come il Tg4
Perché Soru e Berlusconi
in fondo s’assomigliano
Di Emanuela Zoncu
A curiosare in casa d’altri c’è sempre qualcosa da scoprire e quando le case sono importanti, come per Renato Soru, quelle che a primo acchito sembrano piccole eccezioni possono rivelarsi grandi sorprese. Specie se si mette il naso nelle questioni che riguardano conflitto d’interessi o pendenze giudiziarie. Al punto di pensare che il Robin Hood sardo, mai come in queste ultime settimane impegnato nel differenziarsi da Silvio Berlusconi, tanto diverso dal Presidente del Consiglio in fondo in fondo non è. Anche lui è miliardario, anche lui è un imprenditore “prestato” alla politica, anche lui è diventato editore e siccome anche lui è finito nel mirino della Procura (è coinvolto nel caso Saatchi & Saatchi, l’appalto sulla pubblicità istituzionale della Regione per cui si attende la richiesta di rinvio a giudizio) molti sostengono avrebbe dato le dimissioni con sei mesi d’anticipo proprio per evitare di venire travolto dal ciclone giudiziario.La soluzione trovata dal Governatore uscente al suo conflitto di interessi funziona quanto l’aspirina contro un’influenza virale. Il patron di Tiscali, in vista della sua ricandidatura alle elezioni Regionali di febbraio aveva infatti deciso di trasferire al professor Gabriele Racugno, docente di diritto societario e commerciale dell’Università di Cagliari, tutte le azioni del quotidiano l’Unità e di Tiscali in suo possesso (Racugno le gestirebbe in totale autonomia). Ma si sa, quando di mezzo ci sono le aziende personali, è difficile fare l’interesse degli altri e non il proprio. Perfino quando su Repubblica è stato chiesto a Soru di rispondere a chi ironizza dicendo che Racugno a Tiscali è come Fedele Confalonieri a Mediaset e suo fratello all’Unità (è entrato nel Cda ma poi si è dimesso) è come Paolo Berlusconi al Giornale, Soru s’è limitato a definirle sciocchezze. Eppure, il famoso detto popolare “il cavallo s’attacca dove dice il padrone” una sua logica la ha eccome e Soru lo sa bene. Del resto la propaganda politica condita da affetto smisurato che l’Unità sta portando avanti durante questa campagna elettorale sarda è sotto gli occhi di tutti, tanto che in una lettera di Vittorio Sgarbi pubblicata dal quotidiano II Giornale si legge: “Ti ho scritto, caro Renato, perché, non per superare l’evidente conflitto di interessi ma per evitare il ridicolo e rispettare i tuoi elettori e i lettori del tuo giornale, tu faccia smettere questa insopportabile nenia che ti fa assomigliare più a Padre Pio che al prossimo governatore di una regione che hai già governato”. Insomma l’Unità di Concita è per Soru quello che il Tg4 di Fede è per Berlusconi.Ma di interessi personali e aziendali è condita anche un’altra storia: quella del mega impianto fotovoltaico di Macchiareddu, vicino Cagliari, che tira in ballo un amico del Governatore uscente: Carlo De Benedetti (controlla il quotidiano La Repubblica e il settimanale l’Espresso). Amico e socio in affari, considerato che a settembre Management&Capitali, società guidata appunto da Carlo de Benedetti, ha convertito interamente il prestito obbligazionario convertibile Tiscali da 60 milioni di euro nominali, operazione che le ha dato circa 42,3 milioni di azioni ordinarie pari al 6,9 per cento circa del capitale della società Internet post nuova emissione.Visto il legame, pensare che si possa parlare di conflitto d’interessi in fondo non è da matti. Ma andiamo con ordine. Il 15 dicembre scorso, otto giorni prima che venissero ufficialmente confermate le dimissioni, quando perfino su Facebook si supplicava il Governatore di fare dietrofront, Soru era impegnato nella firma di un accordo di programma per la costruzione dell’impianto. Sedute allo stesso tavolo c’erano la Regione di Soru, la Provincia, il Consorzio dell’area di sviluppo industriale di Cagliari (Casic) e Sorgenia Spa che fa capo alla Cir (Carlo De Benedetti presidente) e già produce moduli fotovoltaici a Villacidro (Cagliari) e a Marrubiu (Oristano).L’intesa è stata firmata e a controllare che tutto fili liscio e che le quattro parti in causa rispettino l’accordo sarà un Collegio di vigilanza composto dall’assessore dell’Industria, da un rappresentante del Consorzio, dal presidente della Provincia e da due componenti nominati dalla Sorgenia. Secondo il patto però “il collegio assume qualsiasi delibera con la maggioranza qualificata di quattro membri”. E siccome i membri totali sono cinque di cui due espressione di Sorgenia, nessuna inadempienza potrà essere notificata e nessun intervento potrà essere deciso senza il consenso di Sorgenia. Quindi di Carlo de Benedetti.La Sardegna però è un’oasi naturale (non l’oasi del Mediterraneo come dice di volerla fare diventare Berlusconi ma pur sempre una terra dall’altissimo valore ambientale) e il destino ha voluto che proprio nell’area dove dovrebbe sorgere la centrale solare di De Benedetti ci fosse uno scomodo fiumiciattolo coi suoi affluenti. Ma a tutto c’è una soluzione e quella individuata dal patto è questa: “sviluppare a propria cura (di Sorgenia, ndr) le spese il progetto delle opere accessorie necessarie alla realizzazione del suddetto impianto: la modifica del tracciato del Rio Coccodi e relativi canali affluenti interferenti con l’impianto”. Ovvero, Sorgenia si impegna a cambiare il corso di un fiume. Ma c’è dell’altro. Secondo fonti locali, ad essere interessate alla zona erano circa 40 ditte ma a spuntarla è stata Sorgenia (a cui successivamente si mormora siano state date anche altre autorizzazioni di questo tipo per 4 nuovi progetti). Alla società dell’Ingegnere servivano circa 200 ettari ma siccome quelli in possesso del Consorzio erano una quarantina circa, si è deciso di espropriarne 160 ai privati attraverso questo meccanismo: il Consorzio confisca su delega della Provincia e poi cede tutto a Sorgenia per permetterle di costruire l’impianto. Le spese, sempre secondo quanto riportato nell’accordo, sono a carico di Sorgenia che però sborserà la somma necessaria a partire dai valori agricoli medi (che solitamente sono molto bassi) mentre pagherà gli eventuali incrementi di prezzo dei terreni soltanto ove riconosciuti con sentenza in corte d’Appello. “In ogni caso – si legge a pagina 9 dell’intesa firmata il 15 dicembre – l’impegno di Sorgenia a sostenere tali spese generali sarà limitato all’ammontare massimo complessivo di euro 100mila”. L’equivalente di un appartamento di 40 metri quadri a Cagliari.
www.opinione.it del 13 Gennaio 2009
Soru e la faccia de “L’Unità”
Di Orso Di Pietra
Le illuminazioni vengono come le folgori. Stai per giorni, settimane o mesi a chiederti il perché di una faccenda. E, malgrado tutti gli sforzi, non riesci a venirne a capo in alcun modo. Buio, buio assoluto. Poi, improvvisamente, capita un accidenti qualsiasi ed ecco che arriva il lampo che fa luce. Prendi il caso della campagna di promozione del “L’Unità”, quella fatta con la minigonna che dicono fosse della direttora Concita De Gregorio ma pare sia di una modella callipigia come la famosa Venere. Per quanto tempo ti sei chiesto inutilmente che diavolo c’entrassero le chiappe con il quotidiano fondato da Antonio Gramsci? Poi, improvvisamente, leggi sul leggendario foglio un tempo espressione dell’avanguardia della classe operaia che il nuovo proprietario, Renato Soru, è buono, bravo, bello, ricco ma umano ed anche se appare pelato è come se fosse pieno di capelli irrorati dal fosforo di una intelligenza superiore. A quel punto, squassante ed illuminante, ecco che arriva la folgore e si scioglie il mistero de “L’Unità” con la minigonna e le chiappe in bella vista. Quella promozione voleva essere un segno di continuità. Passano i tempi, tramontano le ideologie, cambiano i partiti. Ma chi sta nel giornale un tempo del Partito Comunista Italiano continua ad avere la faccia come il culo!
Il Giornale del 13 gennaio 2009
Caro Soru, non sei Padre Pio
Il tuo giornale ti rende ridicolo
Di Vittorio Sgarbi
Caro Renato Soru, non è cambiata la mia considerazione di te, del tuo impegno per la difesa della bellezza che si è manifestata con la legge per impedire che si edifichi sulle coste sarde e con il divieto alle orride pale eoliche che sono altrove lo stupro autorizzato del paesaggio. In Sicilia, ora, il presidente Lombardo è intenzionato a muoversi nella tua direzione. Ma è stato immediato l’impulso a scriverti, e lo faccio con un giorno di ritardo, su Pierluigi Battista che ha osservato l’inclinazione agiografica nei tuoi confronti di un giornale laico come l’Unità che è di tua proprietà; e di Cristiano Gatti su Il Giornale dove anch’io scrivo. Potrà essere questa una ragione di sospetto per te, essendo il Giornale della famiglia del tuo antagonista diretto-indiretto, Silvio Berlusconi. Ma, per quanto io mi sforzi di ricordare, non ho mai letto su Il Giornale articoli che abbiano descritto Berlusconi con la stessa dolcezza, grazia, affettuosità che ti manifestano i giornalisti de l’Unità. Tanto più che nel numero di domenica 11 gennaio si leggono ben quattro pagine piene con il confronto diretto, anche nella grafica, per apparente par condicio tra Berlusconi e te. Poi bastano i titoli per intendere l’orientamento: «Soru a Caprera»; «Berlusconi: farò tabula rasa delle leggi regionali». E ancora colonizzatori del cemento, l’assalto alla Sardegna e «questione di stile: quel duello a distanza tra velluto e bandana». Mentre non voglio discutere le osservazioni dei tuoi giornalisti sul «solito» Berlusconi, del genere: «Da trent’anni Berlusconi fa affari in Sardegna, grazie al socio prestanome Romano Comincioli, plurindagato, assolto spesso dalle leggi ad personam, volute per l’amico ripagato alla maniera del Cavaliere: con il seggio al Senato». Naturalmente «gli affari di Comincioli passano dallo studio di commercialista del padre di Cappellacci, il candidato governatore del Pdl». Fin qui tutto bene, ma quando inizia l’agiografia, che imbarazzo! Poco da aggiungere alle note ironiche di Battista e di Gatti, e anche di Pansa, l’apripista di queste considerazioni che aveva già trovato su l’Unità profonde riflessioni come: «Soru non porta la cravatta: un rigore informale» (ma poi su l’Unità dell’11 le foto mostrano un Berlusconi in camicia senza cravatta e un Soru in giacca e cravatta per ben due volte). In ogni caso non una contrapposizione a Berlusconi che da qualche tempo ha dismesso la cravatta in molte occasioni. Tutto l’articolo di Maria Zegarelli (che è capace di scrivere, senza ironia: «Eleganza sobria. Preferenza per il velluto scuro, lo ha scelto per l’inizio ufficiale della sua campagna elettorale: in Sardegna, nell’interno, il velluto è un tessuto fortemente identitario. Caro a stilisti come Antonio Marras, che dall’isola ha fatto balzare il suo nome in tutto il mondo e a sarti del calibro di Paolo Modolo. Scelte di stile»), è imbarazzante. Minimizza il conflitto di interessi, utilizza l’organo di proprietà del presidente per rappresentarlo, giuste le osservazioni di Battista, come «un angelo venuto a salvare la Sardegna». Quando poi attacca Berlusconi, continua a fare riferimenti non a un potere reale, ma ad atteggiamenti, scelte di moda, trucchi: « Soru di lui dice: “è un colonizzatore” e infatti sull’isola qualche anno fa si è presentato con la bandana. Il suo look è noto nel mondo: cerone, fondotinta, luci studiate, barzellette, battute, pacche. Corna e risatone… i voti si chiedono a suon di cene, ricevimenti, effetti speciali, donne dalle capigliature fulgide e gambe chilometriche». Da cui deriva che l’elettore è un cretino e che vota Berlusconi per il suo fondotinta.Ma il massimo è quando si conclude sulle virtù di Soru che, naturalmente, si comporta «al contrario di quanto accade nell’altra metà del campo» (anche se qualche volta arriva anche a mettersi la cravatta): «Modo di parlare diretto, privo di fronzoli. Niente trucco sul viso, nessun canale di comunicazione privilegiato con la stampa». E infatti gli articoli de l’Unità non appartengono alla stampa, ma alla propaganda e sono direttamente pagati dal padrone. Perché Maria Zegarelli si dimentica di ricordare che Soru è un padrone e che lei lo sta servendo, anche se ha un’attenuante (Soru, intendo, per la prona Zegarelli): «È uno degli uomini più ricchi d’Italia, ma le sue dimore sarde non sono dotate di parchi né di anfiteatri». Questo lo rende meno padrone. Ora ti ho scritto, caro Renato, perché, non per superare l’evidente conflitto di interessi, ma per evitare il ridicolo e rispettare i tuoi elettori e i lettori del tuo giornale, tu faccia smettere questa insopportabile nenia che ti fa assomigliare più a Padre Pio che al prossimo governatore di una regione che hai già governato. Non vorrei che, se dovessi non ritrovarti in quel posto, la responsabilità toccasse a quei servi del padrone che non sei riuscito a controllare. So infatti che non dipende da te, ma che è una volontà della tua direttrice, Concita De Gregorio. Lo ha detto in modo definitivo Battista: «l’ Unità ne fa una “questione di stile” ma non sorveglia le penne, non frena l’entusiasmo di chi al computer vede in Soru l’incarnazione di tutto ciò che smentisce l’essenza etico-estetica del berlusconismo». Ascoltami, Renato, supera l’etica e l’estetica e fai politica. Affettuosi saluti, tuo Vittorio.
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