Sylvain Chauveau - Nuage
Sono squame e squadre di pinne
promulgano la luce in assenza di parola
la prolungano in una vita sognata
dentro la carne segnata
tra le carte che la vita indossa e
care le bocche cave di volti
avvolte nocche che picchiettano e beccano la legge
il fiotto aperto tra la carne
carme di una sola antica scrittura
biblica conoscenza
brano per brano strappata a quei vivi
mortali e le morte vive memorie nel legno che brucia
e ride del rosso
della pena cacciatrice
che morde e che strappa dalla mano la vena
il campo maturo mietuto nel sangue
nel regno del lupo la cerva che scappa
mentre in agguato poco oltre il branco si fa
storia e vigila i fasti dentro il creato
preda e predato
figlio padre e spirito mai nato.
No, non muovere le mani.
Voglio un ordito
di rami e grida
merli dentro la garza celestina di quel cielo che non nasce
e se ne sta in apnea dentro l’inverno delle case
chiuse attorno ai corpi
a distanze impenetrabili
tirate oltre la superficie della pelle
stesa in un’africa stordita di fame e malattia
fino alle isole dove saltano i tonni nella mattanza
e voi con l’oro nel rosso
di un mare di reti dove sfuggono occhi e pensieri alla cattura
Per poco ancora per poco
fino al trapianto nell’orlo dell’orto
una lingua senza capanni
e luci e fuochi che rimbalzano la notte
fino al loggione delle stelle.








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