NEL CORPO VIVO
DELL’ARIA
Poesie 2000-2008
Marco Munaro
Edizioni Il Ponte del Sale - 2009
E lo porgo così, come lo sento in me, come mi piace leggerlo, il titolo di questa nuova raccolta di Marco Munaro, un corpo vivo, NEL CORPO VIVO dELL’ARIA. Lo porgo nella polpa più spessa e densa: il dentro, il retro visibile del gialo. Giallo, nato e vivo del giallo della luce solare, quando allaga l’estate, una inestinguibile sorgente, dal rosso del cuore del sole, in quell’inferno che, forse, Dante ha scaraventato all’interno della terra tale e quale è il magma del nostro pianeta, in quell’incredibile luogo penitenziale regno di Lucifero. Sfogliando il libro, alle prime pagine, l’apertura riporta una citazione dall’Inferno dantesco: “volse la testa ove elli aveva le zanche” - Dante, Inferno XXXIV. A questo punto non si sa proprio cosa ci aspetta…non resta che INDOVINARE.Ed è così che appunto continua il percorso sul o nel corpo vivo dell’aria. Se il corpo è l’aria, in cui ci immergiamo e per cui siamo vivi, allora attraversare il bosco di ulivi, porta in un interno che tra-valica l’interno di quella terra, per portare in altre, remote regioni della storia e della memoria. Vacche e pecore del sole, mi riporta al mito, in un’altra dimensione, in una luce che porta a oriente e, quell’olivastri, olivastri millenari, ancora più sospinge verso quella direzione, in una cosmologia che è il cielo stesso a dirigere, cosa fa il cielo là sopra?, chiede il poeta. E poco dopo, toccando con la voce la creatura viva e morta, cerca, in quell’interno apertosi alla distanza, il movente per cui si rinnova, morendo e rinascendosi, in assoluta, forse meglio dire, assolata “soletudine”..E la raccolta è l’interezza del corpo, in un gioco che a volte si fa crudo, altre è lieve, come sostanza d’aria, altre è stanze, aperte alla luce che le inonda e le vive di sostanza memoria. Un libro che si percorre, di pagina in pagina, attraversando in sé i suoi luoghi, nutrendosi di quelle messi, dei suoi frutti e desiderando ripercorrerlo, appena sulla soglia, nell’atto di uscire dalla casa.
Proprio per questa vicinanza, una vicinanza personale, ho scelto i testi che vi propongo di seguito.
NEL CORPO VIVO DELL’ARIA- Marco Munaro- edizioni Il Ponte del Sale 2009
.
Da ANGUINAIA.
TRAFUGAMENTI
A Pasquale Di Palmo
Del trafugamento del (nostro) corpo.
del trafugamento dei corpi (amati).
dei fratelli non nati
che più ci somigliano.
Non essere più
non essere mai
Nel freddo e nel rustico-
che è il parente più prossimo,
la nostra vera madre
e lì abbracciati, in quel freddo,
abbracciati al corpo trafugato della madre
ancora non trafitti
dai ferri da calza
(NON ESSERE MAI
NON ESSERE PIU’)
a proteggerci- a salvarci
*
Da COME TESTE DI PALI.
SE GUARDO
Se guardo fuori vedo
in certe curvature del cielo
in aprile
tendersi la commozione
per quello che è bello è vivo e preme
per dire azzurro Venere imbrunire bontà
la nostra vita affacciata per caso
alla finestra
e i sogni, una sera, compiere
44 anni.
.
SETTE PASSI
Nel famoso girotondo
nel villaggio sugli alberi
è aprile. Le gru ruotano
nel cielo, due anatre avanzano nel grano
e io corro su sparse parole, tracce
come teste di pali
nelle sabbie mobili
Ho in mano una ridicola luce
accesa dal vento
e guardo nell’acqua
verbi divenuti dune
infilzati assiderati
e penso e sogno la vigna di Comenio
e i granai di Bratislava
Sarò, tra poco, al cancelletto di legno
dove arrivava il postino col mare
Gli vado incontro tra gli orti.








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