E toccavo il vetro dei tuoi occhi
ascoltavo il sogno covato il velo della voce
mentre si faceva ancora
più trasparente la notte.
Quando gli alberi bussavano alle porte della mia stanza
quando il treno si fermava sulla soglia del mio freddo
quando tutte le voci si sfogliavano e cadevano le vesti di quella storia
tu venivi a trovarmi.
Ogni notte lasciavi sull’uscio
della casa un segno il tuo passare
oltre e dentro quei vuoti
e per afferrarti stringevo il molle vischio del fango
quando del vaso bagnato la forma nasce il buio e il ventre
mentre il cuore indaffarato incapace di trovare parole
la vita murata nella vita
seguita incessante a ricordare.








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